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Novembre in Sardegna: Donniasantu e Sant’Andrìa

Donniassantu nel sud, Santandrìa nel nord. È il mese di Novembre, che in Sardegna si lega fin dai tempi più lontani alla commemorazione dei defunti.

Ogni mese dell’anno in Sardegna ha un proprio nome, che cambia a seconda della zona e che porta i segni della lunga tradizione agro-pastorale che quest’isola vanta fin dai tempi più remoti.

I nomi dei mesi sono legati a festività arcaiche, poi assorbite dal Cristianesimo e arricchite di ulteriori significati, oppure a particolari usanze e momenti della vita comunitaria, come la vendemmia, la semina, il raccolto ecc.

Il mese di Novembre è conosciuto principalmente con due accezioni.

Donniasantu

La prima definizione richiama la festività di tutti i santi, istituita ufficialmente dalla Chiesa nel 609 d.C. In quest’occasione, il 13 Maggio, Papa Bonifacio IV  “trasformò” il Pantheon in chiesa cristiana, istituendo la festività della “Dedicatio Sancta Mariae ad Martyres”. Il Pantheon fu il primo caso di un tempio pagano trasposto al culto cristiano, ed è curioso notare come il santuario più importante del paganesimo, dedicato a tutti gli dei e all’imperatore in epoca romano-imperiale, sia stato abilmente convertito in un santuario cristiano dedicato a tutti i martiri e alla Vergine Maria.

Fin dai primi secoli, il Cristianesimo attribuì un ruolo fondamentale ai martiri, primi “testimoni” della Cristianità, ed il termine stesso, “martire”, deriva dal greco “martys” che significa, appunto, testimone. I martiri sono figure carismatiche che rappresentano il grado più alto della fede, perchè la loro morte è avvenuta proprio per non aver rinnegato il loro impegno verso Dio, incontrando persecuzioni, torture e pene capitali di ogni genere. A livello ideologico, dunque, il martire emula lo stesso sacrificio di Cristo.

Fu un altro papa, Gregorio  III, a spostare la data al 1 Novembre. Il motivo di questa scelta è molto semplice: il 1 Novembre nella cultura celtica si celebrava la fine del raccolto, e nella notte tra 31 Ottobre e 1 Novembre si svolgevano festeggiamenti e danze in onore delle divinità agricole, in modo da propiziare il nuovo raccolto. I celti dividevano l’anno solare in due periodi: quello della nascita e rigoglio della natura (chiamato Beltane) e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza (Samhain). Si riteneva che nelle due notti che inauguravano i due periodi, il regno della luce e quello delle tenebre potessero congiungersi, liberando le anime dei defunti, che potevano così ritornare sulla terra. Con la conquista romana della Gallia, l’Occidente ereditò queste tradizioni, arricchendole di ulteriori connotazioni “locali”. Il Cristianesimo, naturalmente, dovette convivere a lungo con l’influenza che il paganesimo continuava ad esercitare nella cultura sacra, così, dopo aver tentato inutilmente di sradicare i residui di paganesimo, finì con l’acquisirli e legittimarli attraverso festività di precetto. Pertanto, il 1 Novembre diventò a partire dal IX secolo la festa di Ognissanti, e proprio da questa festività trae origine la festa anglosassone di “Halloween”, che letteralmente significa “la vigilia di tutti i santi”, ovvero “All Hallows’ eve”.

Sant’Andrìa

Ma se nel sud dell’isola Novembre è il mese di Ognissanti, nel nord sembra che invece il santo sia soltanto uno: Sant’Andrìa. La sua commemorazione avviene il 30 Novembre. Alcuni centri come Bono, Ozieri, Paulilatino e Martis sono particolarmente legati a questa ricorrenza e celebrano Sant’Andrìa con una processione di zucche intagliate.

Le zucche, che oggi attribuiamo alla più consumistica festa di Halloween, sono un simbolo dell’autunno e in Sardegna si coltivavano da tempo e si intagliavano in occasione della festa delle anime, che assume diverse denominazioni a seconda dell’area geografica: “Su mortu mortu” nel centro, “Is animeddas” e “Is panixeddas” nel Campidano, ecc. I semi delle zucche, ancora oggi chiamati “anime”, rappresentano le anime dei morti e simboleggiano, quindi, il rapporto con l’Aldilà.

Tuttavia, il legame con Sant’Ant’Andrea è ancora oggetto di riflessione. Secondo lo studioso e glottologo Salvatore Dedola, il nome Sant’Andrìa è una “paronomasia”, ovvero una sorta di gioco di parole creata dalla in epoca bizantina per assorbire le antiche divinità pagane. Nel loro delicato compito di mediatori culturali tra il paganesimo e il cristianesimo, i monaci orientali avrebbero trasformato alcuni sintagmi di derivazione sardiana in nomi di santi, apostoli ecc.

Dedola, dunque, sostiene che Andrìa sia un composto sardiano basato sul sumerico antico ‘Cielo’ + ‘galleggiare, inzuppare’. Novembre, dunque, è il mese in cui il ‘cielo inzuppa la terra’. A Ottobre e Novembre, infatti, si verificano le prime piogge abbondanti che allagano i campi appena seminati e concimati.

Una tesi interessante è anche quella proposta dall’antropologa Dolores Turchi, la quale ritiene che Sant’Andrea sarebbe il corrispettivo cristiano di Dioniso, il dio del vino. Scrive la Turchi che “Tutto il mese di novembre era dedicato a Dioniso… A Galtellì Sant’Andria è detto su santu e su vinu… perché in quel mese si sturano le botti”.

Ad Ozieri si celebra “Su Trinta ‘e Sant’Andrìa”, la festa del vino nuovo, una festa che coincide con la spillatura delle botti in cui i cittadini ozieresi aprono le proprie cantine a compaesani e visitatori, offrendo il vino nuovo prodotto nelle vigne intorno al paese, e ampia varietà di pietanze locali.

Anche a Bono la processione delle zucche intagliate, unita alla questua per le anime, viene accompagnata con l’offerta di vino nuovo.

Santu Sadurru

Ma non è solo Sant’Andrìa a far da padrone a Novembre. Nel cagliaritano questo mese era per eccellenza quello di Santu Sadurru – San Saturnino – patrono di Cagliari. Sulla base di quanto riportato nella “Passio Sancti Saturni” dell’XI secolo, la commemorazione del martirio di Saturno (che gli spagnoli trasformarono in Saturnino) si festeggiava il 23 Novembre. Fu l’arcivescovo Francisco D’Esquivel nel 1621 a spostare la ricorrenza al 30 Ottobre, come si festeggia tutt’ora. Ecco perchè per lungo tempo Novembre era detto “su mese de santu Sadurru”.

Su mese de sos mortos

Esattamente come la commemorazione dei santi martiri, la Chiesa introdusse la consuetudine di onorare i defunti. Questa, in realtà, vantava origini molto più antiche che affondavano le radici nelle culture preistoriche. Tuttavia, avendo questa celebrazione rituale un carattere profano, la Chiesa inizialmente la assorbì all’interno di Ognissanti. Col passare del tempo, però, per creare un maggiore ordine e non incorrere in equivoci che avrebbero generato disomogeneità all’interno dei vari territori dell’Occidente cristiano, la Chiesa creò due ricorrenze: la prima, come abbiamo detto, il 1 Novembre, dedicata alla commemorazione dei santi; la seconda, nel giorno seguente, riservata invece ai defunti. Storicamente si attribuisce questo cambiamento all’abate benedettino Odilone di Cluny che, nel 998 d.C. creò l’ “Anniversarium Omnium Animarum”.

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