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Tuvixeddu: una villa abbandonata sulla collina dei morti

Si erge silenziosa sul colle di Tuvixeddu l’antica Villa Mulas Mameli, custode della necropoli punica piĂą grande del Mediterraneo. Oggi è poco piĂą che un rudere pericolante, chiuso tra le recinzioni in muratura dovute agli ultimi interventi di recupero dell’area per la riapertura del Parco Archeologico nel 2017.

Tuvixeddu: una storia travagliata

Era la fine del XIX secolo quando, sui ruderi di una fattoria ubicata sulla sommitĂ  del colle, la famiglia Massa si apprestava a costruire il suo bel villino. All’epoca il Colle di Tuvixeddu – così chiamato dai cagliaritani per la presenza di centinaia di cavitĂ  profonde scavate nella nuda roccia calcarea – non era ancora del tutto conosciuto nella sua estensione ed importanza storica.

Tra i primi ad occuparsi di indagare l’area fu il canonico Giovanni Spano che, nella seconda metĂ  dell’Ottocento, in pieno spirito romantico, si accingeva a studiare le antichitĂ  archeologiche, ed in particolare la civiltĂ  punica, sconosciuta fino al momento e portata alla luce dal fortuito ritrovamento delle vestigia archeologiche dell’antica Tharros

Tombe puniche intercettate dal passaggio dell’acquedotto romano.

Negli scritti dello Spano, in buona parte confluiti nella “Guida della cittĂ  e dintorni di Cagliari”, si parla delle tracce dell’antica Karalis, tra cui la necropoli, i resti del tophet nell’area di via San Paolo e le emergenze in viale Sant’Avendrace.  
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, lo Spano e tutti gli studiosi che dopo di lui indagarono il colle di Tuvixeddu si trovarono di fronte a tombe giĂ  violate dai tombaroli; a questo si aggiungeva il fatto che l’archeologia di fine Ottocento puntava piĂą che altro sul recupero di oggetti preziosi, tralasciando quasi totalmente la stratigrafia e lo studio di tombe e corredi.  

Tuvixeddu, ingresso di una tomba punica a pozzetto con camera ipogeica.

Il primo a riconoscere scientificamente la straordinaria importanza del sito fu Francesco Elena, il quale nel 1886 affermava che per monumentalitĂ , estensione e continuitĂ  d’uso la necropoli cagliaritana non aveva confronti. Con grande lungimiranza auspicava inoltre un’accurata indagine che studiasse e definisse i limiti dell’area per evitare la dispersione dei resti archeologici. 

Villa Mulas-Mameli e la borghesia cagliaritana del Novecento

In questo scenario di scoperta e indagini archeologiche si inserisce la storia della villa, venduta ai nuovi proprietari – i Mulas – che all’inizio del Novecento ottennero la concessione statale per gestire le attivitĂ  estrattive nel colle.

Costruita secondo i canoni del nascente stile Liberty, la villa riprendeva in parte la struttura della precedente villa Mossa.

Marcello Polastri ne descrive così gli interni:

La dimora della famiglia Mulas, ma ancor prima dei Massa, i preesistenti proprietari, era articolata su due livelli. Nel piano terra la cucina, la sala da pranzo, la dispensa, una camera per la servitĂą. E poi due porte che consentivano di uscire sul retro della casa, occupato da un grande giardino. Al primo piano, invece, la zona notte, con le camere da letto, un ampio bagno, un salotto ed una seconda stanza da letto.

Villa Mulas Mameli vista da via Falzarego.

Furono i Mulas – una famiglia altoborghese locale – quindi, ad inaugurare la storia della villa; una storia fatta di glorie, fasti e ricchezza, ma anche di misteri ed intrighi.

Nella sontuosa villa, si gestivano affari, si ricevevano ospiti e si organizzavano feste da ballo e banchetti. E date le assidue frequentazioni, per rendere piĂą agevole il tragitto, i nuovi proprietari realizzarono una strada carrabile, accessibile dall’attuale via Is Maglias, che chiamarono via dei Punici per via delle numerose sepolture di epoca punica che furono distrutte per far posto alla strada, nella quale impiantarono pini e piante esotiche secondo un gusto tipicamente ottocentesco. La stessa ricerca di coniugare architettura e giardino è presente in molte altre ville dell’Ottocento, come la vicina Villa Laura, anch’essa in rovina, che si staglia sul viale Sant’Avendrace.

Ancora oggi il villino Mulas conserva l’impianto originario, con il fronte principale che accoglie motivi stilistici d’ispirazione Art Nouveau, inaugurando, con le sue forme eleganti ed eclettiche, una nuova porzione della cittĂ  nell’antico e periferico borgo di Sant’Avendrace.

Era la fine di un’epoca inaugurata proprio dall’avvento della borghesia imprenditoriale che sembrava voler voltare le spalle al Castello, per secoli sede privilegiata della vita pubblica e privata, dell’amministrazione della giustizia, della nobiltĂ  e della politica cittadina. Così il nuovo secolo, il Novecento, conquistava le aree abbandonate e campestri, inaugurando la nascita di ville, casali, parchi, giardini, viali alberati, le cui tracce sono ancora oggi ben visibili nelle vie Trento, Merello, Falzarego, Sant’Avendrace e il Corso.

Villa Mulas Mameli, particolari del retro. Fonte: Sardegna Digital Library

Così villa Mulas, immersa in uno scenario esotico quasi fuori dal tempo, si trasformò in un luogo di fasti, glorie e ricchezza dovuti a quell’irrinunciabile fiducia nel progresso tipica della Belle Époque e placata solo dallo scoppio della Prima Guerra e dall’avanzata dei regimi totalitari.

Eppure, in breve tempo, si sparse la voce che il delizioso villino fosse utilizzato anche come luogo di ritrovo per attivitĂ  illecite e sedute spiritiche in una Cagliari che, tra fine Ottocento e primi del Novecento, vedeva, proprio grazie all’alta borghesia, la comparsa delle arti occulte, dello spiritismo e della Massoneria. Interessante, a questo proposito, quanto descritto da Pierluigi Serra nei suoi romanzi sulla Cagliari magica ed esoterica, la cui scena pubblica era dominata da personaggi influenti, spesso proprietari di cave, ferrovie, fabbriche ed istituti di credito accomunati da interessi esoterici e spesso protagonisti di storie dai risvolti misteriosi.

Ancora oggi in prossimitĂ  della villa sono ben visibili cavitĂ  sotterranee e sottopassaggi che consentivano di muoversi indisturbati e che, nella fantasia popolare, sono diventati luoghi infestati da oscure presenze. In mezzo alla vegetazione collinare, che col tempo ha riconquistato i suoi spazi, si notano i segni dell’estrazione della roccia calcarea e nell’area della villa sono presenti diverse cisterne risalenti ai secoli precedenti e che presentano tracce di continuitĂ  d’uso.

La presenza dell’acqua ha avvalorato anche l’ipotesi che vi fosse un’officina di lavorazione della pietra, ipotesi che sembra confermata dal ritrovamento di diversi elementi in pietra squadrata e da molteplici testimonianze letterarie che collocano un’area di lavoro proprio qui. 

Dai Mulas all’Italcementi

Negli anni Quaranta, i fasti della mondanitĂ  del villino cedettero il posto all’avanzare del progresso e l’Italcementi, societĂ  bergamasca specializzata nella produzione di cemento e calce, ottenne il monopolio per l’estrazione del calcare a Tuvixeddu. Negli anni Cinquanta fu realizzato il grande canyon tra via Is Maglias e via Falzarego per facilitare il trasporto su camion della roccia estratta. Tale percorso ha decretato la fine dell’unitĂ  fisiografica della collina venendo a creare due aree: Tuvixeddu che si affaccia su viale San’Avendrace e Tuvumannu che riporta a via Is Maglias.

Canyon di Tuvixeddu

Ma l’enigmatica villa è legata a storie inquietanti e misteriose che si sono venute a creare con il trascorrere del tempo. Si racconta che le stanze della siano custodi di particolari vicende spettrali, apparizioni e strani rumori che si farebbero sentire nonostante l’abbandono. Non si sa se queste fantasie siano state nutrite dalla superstizione popolare che vedeva nella profanazione delle tombe la causa di sventure ed eventi nefasti, ma rimane il fatto che ancora oggi, l’aura di mistero che circonda Tuvixeddu è palpabile al primo sguardo, soprattutto al calar della sera, quando le luci del tramonto si riflettono sulle pareti grigio-giallastre della villa e da lontano si avverte il lugubre canto delle cornacchie.

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Riferimenti Bibliografici

  • M. Polastri, Cagliari, la cittĂ  sotterranea. Grotte, cisterne, necropoli e cavitĂ  segrete
  • F. Nissardi, Tuvixeddu, la necropoli occidentale di Karales
  • M. Olla, A. Pili, Sant’Avendrace: Karalis, tra Tuvixeddu e Santa Gilla

Ulteriori riferimenti

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